domenica 18 gennaio 2009

Guida per atleti all'allenamento mentale di John Syer Christopher Connolly

2) Capitolo

Conoscenza del proprio corpo


Perché includere un capitolo riguardante il corpo in un testo sull’allenamento mentale?
Il nostro principale interesse sull’argomento non è centrato sull’allenamento fisico, ma sulla relazione che esiste fra il corpo e la mente. In ogni caso, riguardo a questo specifico significato, la conoscenza del proprio corpo riveste una particolare importanza dal momento che essa rappresenta il primo gradino verso il rilassamento, la visualizzazione e verso la modificazione dei modelli di movimento inefficaci.
In definitiva è la qualità della relazione corpo-mente, il fatto di coltivarla od ignorarla, il grado al quale si riesce a mantenere una certa armonia e cooperazione, che, determina la misura in cui si può sfruttare appieno il proprio potenziale atletico.
In questo capitolo cercheremo di esplorare la natura di questa relazione corpo-mente ed esplorare in dettaglio una serie di esercizi che vi metteranno in grado di poter sviluppare una conoscenza accurata del vostro corpo.

Comunicazione

Gli atleti che ignorano il delicato equilibrio di una sana relazione fra il corpo e la mente provocano un’indicibile privazione a se stessi. Troppo spesso viene esagerato un aspetto a spese di un altro. L’affermazione, secondo la quale “la miglior cosa che io possa fare è di ignorare completamente i miei pensieri”. La mente non è altro che un piantagrane è quasi comune come il suo contrario “ se mi concentro su una data cosa, posso far fare qualsiasi cosa al mio corpo. E’ solo questione di volontà e saper sopportare il dolore.
In pratica nessuna delle due posizioni risulta efficace. Quando si cerca di ignorare la propria mente essa sa trovare da sola il modo di imporsi, distorcere e mutare il contegno o in qualche modo far notare la sua presenza. D’altra parte una seria lesione fisica, l’intenso affaticamento mentale e una personalità male equilibrata che si esplica in maniera inefficace al di fuori del contesto sportivo, sono tutti fattori che possono essere il risultato di una rigida applicazione della teoria “la mente sopra tutto”.
Il corretto accostamento sta in una via di mezzo fra questi due estremi.
La parte più consistente di questo testo è stata progettata per sviluppare un linguaggio che possa migliorare la comunicazione fra la mente ed il corpo.
In un certo numero di capitoli offriamo dei precisi suggerimenti sul come far uso della mente per guidare e dirigere il proprio corpo e le proprie emozioni.
Però, è altrettanto fondamentale stabilire il modo di dar seguito alle richieste del proprio corpo. La comunicazione efficace è un processo a doppio senso: se si vuole comunicare in maniera completa e corretta con il proprio corpo, si deve essere in grado di percepire ciò che il nostro corpo ci comunica. Non è sufficiente rimproverarlo con logoranti richieste del tipo “Muoviti” “Più forte” “ Resisti cosa c’è che non va? Attento!”ecc. Per essere in grado di educare il proprio corpo, bisogna sapere come esso funziona ed apprendere il suo linguaggio.

Educazione

Una volta che si è costruito un efficace sistema di comunicazione, educare il proprio io fisico implica quattro processi chiave. Essi sono l’apprendimento, l’allenamento, il mantenimento ed il mutamento.

Apprendimento

Sin dal giorno in cui siamo nati, apprendiamo di continuo come migliorare le nostre prestazioni fisiche. A differenza del vitellino appena nato che è in grado di reggersi in piedi a poche ore dalla nascita, ci vogliono da nove a dieci mesi perché un neonato riesca a stare in piedi e camminare, e poi parecchi anni per imparare a lanciare o calciare una palla con un certo grado di controllo. Il modo di sedersi, camminare, parlare, lavare i denti e legare le stringhe delle scarpe, sono tutte abilità che vengono imparate.
Infatti ogni attività che noi seguiamo con dedizione e costanza implica il fatto di imparare ad usare il proprio corpo in maniera adeguata ed efficace e a manipolare l’ambiente che ci circonda. L’allenamento sportivo è centrato e finalizzato sul processo di acquisizione di abilità e della capacità di ripeterle in maniera coerente. L’allenamento mentale è spesso legato al processo di imparare per apprendere. Più siamo in grado di apprendere facilmente, velocemente e efficacemente, tanto più facilmente efficacemente ed in modo migliore riusciremo ad esprimerci nella nostra attività sportiva.
Siccome l’uomo ha imparato la maggior parte dei propri comportamenti,siccome ben pochi comportamenti umani sono programmati dall’istinto o sono registrati, impressi nel sistema nervoso, noi tutti siamo tremendamente abili, come specie, a praticare vecchie attività in nuove maniere, ed anche a fare cose nuove mai considerate possibili prima, forse neppure mai immaginate prima. In quasi tutte le attività sportive, fatta eccezione del correre, il saltare e forse l’arrampicarsi, si deve usare il proprio corpo in maniere che non sono necessariamente implicite in noi stessi, e di sicuro non predeterminate dal nostro sistema nervoso centrale. Molte delle nostre attività sportive sono state coltivate lentamente per secoli. Taluni sport militari, come il tiro con l’arco, il lancio del giavellotto, traggono le loro origini a migliaia di anni fa, altri sport come il golf o il lacrosse si giocano da qualche secolo, mentre alcuni altri, come il windsurf e il volo a vela stanno ancora muovendo i primi passi. L’abilità fisica specifica richiesta per ciascuna di queste attività sportive nasce dall’abilità inventiva della nostra psiche e dalla plasticità del nostro sistema nervoso. Il saltatore in alto Dick Fosbury diede il classico esempio sul fatto di trovare una soluzione completamente nuova ad un’antica sfida dell’uomo.
Il grande svantaggio della nostra abilità di apprendere senza limiti di ordine quantitativo e qualitativo sta nel fatto che noi possiamo anche imparare a fare nel modo sbagliato. Ogni allenatore che comincia a curare un gruppo di giovani atleti che fino ad allora si sono allenati in modo poco efficace deve affrontare questo problema. Buona parte dell’allenamento fisico implica il fatto di cominciare a riconoscere ed isolare le cattive abitudini per poter interrompere il corso. Solo allora si possono introdurre metodi più appropriati di usare il proprio corpo per raggiungere i propri obiettivi. Coltivare le buone abitudini ed eliminare quelle cattive è il modo in cui noi apprendiamo e l’obiettivo principale dell’allenamento in tutti gli sport.


Allenamento

L’allenamento fisico porta due grandi benefici. Un fine dell’allenamento è quello di migliorare il proprio fisico. L’allenamento per la resistenza fa aumentare la forza ed il tono dei vari muscoli ed organi. (Particolari esercizi specifici fanno aumentare la forza di quei determinati gruppi muscolari più interessati nella pratica di quella particolare disciplina sportiva). Ancora l’allenamento per la resistenza fa migliorare le funzioni del cuore e la capacità vitale dei polmoni. L’allenamento in generale stabilisce anche la giusta proporzione fra la percentuale di grasso e di muscolo nel corpo dell’atleta e ciò include anche l’equilibrio nell’assunzione di carboidrati, lipidi, proteine, vitamine e Sali minerali attraverso una dieta adeguata.
L’altro obiettivo dell’allenamento, invece, è quello di migliorare la propria abilità per quanto riguarda le varie capacità fisiche specifiche: il rovescio nel tennis, il palleggio nella pallacanestro, la coordinazione oculo manuale nel tiro, la posizione di giusto equilibrio del proprio corpo nel tiro con l’arco, e cosi via. Allenando queste abilità specifiche ci si allena di più che allenando solo i muscoli. La ripetizione continuata delle abilità fisiche invia un flusso continuo di segnali, attraverso il sistema nervoso periferico, al proprio cervello sintonizzandolo col movimento. La funzione reale della ripetizione è quella di allenare il sistema nervoso ed il cervello.
Fra il proprio sistema nervoso ed il proprio corpo esiste una relazione incredibilmente sofisticata e tuttavia eccezionalmente semplice. Quando ci si muove, il proprio corpo invia ogni secondo migliaia di segnali al cervello il quale a sua volta, li raccoglie, li organizza e li filtra in un insieme unitario. Il cervello poi decide autonomamente (talvolta a livello conscio, la maggior parte delle volte a livello inconscio) e manda indietro i segnali attraverso il sistema nervoso che li decodifica in messaggi più semplici e precisi verso ogni fibra muscolare, ghiandola od organo. Sarebbe come se le due metà di una conversazione avessero luogo nello stesso momento con le varie informazioni fornite e ricevute costantemente attraverso la mediazione del proprio sistema nervoso.
L’allenamento ci permette di impacchettare in maniera appropriata le varie informazioni in modo tale che possano essere trasportate dal sistema nervoso e dal corpo. Parecchi milioni di anni di evoluzione, associati alla propria esperienza conoscitiva, raccolgono tutto lo scibile sul come organizzare ogni piccolo particolare del movimento. Immaginate di provare consciamente i vari gruppi muscolari richiesti per eseguire un volteggio in ginnastica artistica oppure a superare una discesa a slalom nello sci. Meglio lasciare il proprio corpo far da sé.

Mantenimento e mutamento

Tuttavia se si vuole migliorare la propria prestazione fisica, si deve dapprima fare una discriminazione fra la parte della propria tecnica che si vuole mantenere e la parte che invece si vuole perdere. Controllare consciamente questo processo di mantenimento e mutamento è più facile da dire che da fare. L’uomo è di fatto una creatura abitudinaria. Quando apprendiamo, incontriamo costantemente modelli abituali sia per quanto riguarda i movimenti sia per quanto riguarda i pensieri. Quando ci alleniamo, cerchiamo sempre di mantenere le abitudini che funzionano e di modificare invece quelle che non sono valide. Se ad esempio sono riuscito a mettere a punto un buon colpo nel golf, l’ultima cosa che vorrò fare sarà quella di armeggiarci ancora sopra. Voglio mantenerlo così com’è. Lo faccio prestandovi un’attenzione regolare, ma non troppo assidua. Lo faccio prestandovi un’attenzione regolare, ma non troppo assidua. Lo stimolo regolarmente attraverso la pratica ma cerco di mantenere la mia conoscenza nei suoi confronti ad un livello costante, prestandovi né troppa né troppo poca attenzione.
Ma se il mio putting ha del catastrofico (e quale giocatore di golf ha sempre avuto in vita sua il putting perfetto) La quantità di energia ed attenzione che io vi presto può in taluni casi, essere limitata solo dalle ore di luce s disposizione. Quindi io modifico, rappezzo ed adatto finchè alla fine prende posto un nuovo colpo il quale comincia ad essere efficace per me. Poi mi sposto di nuovo al mio modello di mantenimento e faccio quello che è necessario per mantenerlo senza interferenze. Questo costante spostarsi avanti ed indietro seguendo il “continuum” del mantenere e modificare costituisce il processo fondamentale dell’allenamento ed- ha luogo attraverso la gamma completa delle tecniche di abilità.


Esercizi per la conoscenza del proprio corpo

Gli esercizi che seguono sono stati progettati per raggiungere due obiettivi. In primo luogo essi aiuteranno a conoscere e capire maglio quello che si sta facendo mentre si pratica il proprio sport, dando quindi ampia libertà di scelta su cosa mantenere e cosa modificare. Secondariamente essi offrono un’introspezione sul proprio rapporto corpo –mente presentando attività ed esperienze abituali sotto un nuovo contesto. Uno dei modi più efficaci per migliorare la conoscenza del proprio corpo è di fare cose abituali in modo non abituale. Se si cerca di mantenere un’adeguata conoscenza praticando attività abituali in maniera abituale, ci si troverà probabilmente in poco tempo a pensare a qualcos’altro.

1) inventario cinestetico del corpo.
Il senso cinestetico rappresenta un’estensione del senso del tatto.
Include le sensazioni di ruvido e liscio, soffice e duro, caldo e freddo, bagnato e asciutto, ma, in particolare, comprende i segnali e le informazioni che permettono di riconoscere e ricordare i propri movimenti. E’ l’informazione interna che il proprio corpo fornisce costantemente a se stesso, sull’equilibrio, sul movimento e sulla relazione delle varie parti l’una con l’altra: informazioni sulla propria predisposizione al corretto funzionamento. Ovviamente il ruolo che questo senso gioca nel muoversi e nell’apprendere è di valore primario.
Uno dei principali problemi nell’apprendere qualsiasi abilità sta nel capire e conoscere veramente ciò che il nostro corpo sta facendo, in particolare in quelle parti diverse da quelle normalmente usate in quella determinata abilità. Questo esercizio aiuterà ad estendere la propria conoscenza su ogni parte del proprio corpo.
Può essere praticato in qualunque momento. (Può anche essere usato per rilassarsi in maniera più completa, come vedremo nel prossimo capitolo.) Se ci si trova in posizione seduta, iniziare l’esercizio del capo, procedendo verso gli arti inferiori. Se ci si trova distesi, eseguire in senso opposto, dai piedi al capo.
Una volta eseguito questo esercizio preso a sé, si può compiere un passo avanti.
Quando si sta svolgendo un qualsiasi tipo di allenamento che implichi la ripetizione, passare attraverso questo inventario del proprio corpo mentre ci si sta allenando. Quando si corre, partire dai propri piedi e muoversi lentamente attraverso il proprio corpo, osservando come ciascuna parte funziona in quanto fa parte di un insieme. Quando si palleggia nel tennis,soffermare l’attenzione sulle differenti parti del proprio corpo.
Mentre si nuota, passare in rassegna questo inventario. Lo troverete un’esperienza oltremodo utile, che farà accrescere sostanzialmente l’efficacia del vostro movimento.

Lista inventario cinestetico.

1) Dapprima chiudere gli occhi e rilassatevi, prendete coscienza dei vostri piedi e cercate di percepire come li sentite. Siete in grado di differenziare l’alluce dal secondo dito? Il quarto dito dal quinto? Fatelo con ciascuno dei piedi. Che differenza provate fra il piede sinistro e il piede destro? Ne sentite uno più grande dell’altro? Su quale dei due normalmente puntate il vostro peso quando siete in posizione di riposo?
2) Ora cercate di esaminare i polpacci e le ginocchia. Quali sono i muscoli principali dei vostri polpacci? Come sono attaccati alle ginocchia? Quale relazione intercorre fra le ginocchia e le caviglie? Come funzionano le vostre ginocchia? Dove si trova la rotula? Cosa si trova dietro la rotula?
3) Ora focalizzare le cosce. Quale è il muscolo più grosso delle cosce? Cosa sente la parte posteriore delle vostre cosce? In quale relazione si trovano i muscoli delle cosce con i glutei? Le ginocchia sono collegate ai muscoli delle cosce? Come?
4) E il vostro bacino? Cercate di porre l’attenzione sul vostro bacino. Come sono collegati i vari muscoli per formare il cingolo pelvico? Esplorare i muscoli delle natiche e quelli dell’inguine. Come viene collegato il bacino alle cosce? Dove sono le anche? Siete in grado di percepire il peso del corpo sostenuto dalle natiche? Come si connette il bacino all’addome? E alla parte inferiore della schiene?
5) Trasferire la propria attenzione al proprio addome. Sentirsi i muscoli dell’addome. Quali di essi vengono usati nella propria attività sportiva? Immaginare per qualche istante dove sono disposti i vostri organi interni. L’intestino, lo stomaco, il fegato e la cistifellea.
6) Spostare lentamente l’attenzione al vostro petto e alla cassa toracica. Cominciare a respirare osservando come il petto e le costole si muovono.
7) Ora focalizzare l’attenzione sull’intero vostro dorso. Questa è una parte del vostro corpo che quasi mai vedete. Per qualche secondo percorretelo col pensiero in tutta la sua ampiezza, esplorando in modo cinestetico e scoprendo quale parte di esso potete o non potete percepire.
8) Ora arrivate alle spalle. La destra e la sinistra sono alla stessa altezza? Come si collocano in cima alla cassa toracica? Dove sono le scapole?
9) Ora spostate l’attenzione alle braccia. Lentamente verso ogni parte di esse, una alla volta. Osservate come la loro parte superiore sia collegata alle spalle. Come si connettono ai gomiti? Cosa sentono i vostri gomiti? Come funzionano? Pensate agli avambracci. Quale è la loro relazione con i gomiti e i polsi? Ora dedicate qualche istante alle mani ed alle dita. Passate in rassegna le vostre mani dito per dito. Quindi articolazione per articolazione. Differiscono l’una dall’altra in qualche modo?
10) Prestare ora attenzione al collo. Percepire la parte anteriore del collo ed i muscoli che conducono giù al petto ed alla punta dello sterno. E la parte posteriore del collo? Cosa collega il capo con le spalle?
11) Alla fine, dedicatevi al capo. Esplorare ogni area della faccia, la fronte, gli occhi, le guance, il naso, i muscoli delle mandibole, il mento,le labbra, la lingua e tutta la cavità boccale.

Quando si è completata questa rassegna, dedicare ancora un paio di minuti ad attraversare di nuovo il vostro corpo e poi ancora qualche minuto con qualunque parte del vostro corpo non vi sembri abbastanza familiare. Espandete la vostra attenzione in quest’area. Poi, finito l’esercizio ritornare con l’attenzione alla stanza ed aprire gli occhi.


Esercitazione ad occhi chiusi

Questo esercizio rappresenta un modo molto efficace per migliorare il livello di prestazione di certe abilità difficili e tecniche ( per esempio i tiri liberi nella pallacanestro, le battute nel tennis, i servizi nel cricket). Cercare di trovare un momento ed un luogo dove poter esercitare una particolare abilità piuttosto difficile con gli occhi chiusi senza pericolo od imbarazzo alcuno. Dapprima farlo ad occhi aperti come si farebbe normalmente – per esempio, servendo una serie di palle. Poi interrompere.
Ora chiudere gli occhi e, nel medesimo luogo ripetere la stessa pratica molte volte ad occhi chiusi. Imparare a capire come ci si sente. Quali rumori e suoni si odono? Come ci si orienta? Come si fa uso dei propri sensi non visivi per organizzare il proprio movimento? Prestare particolare attenzione al proprio senso cinestetico.
Poi aprire gli occhi e tornare a farlo nel modo abituale. Dopo un po’ fermarsi e farlo ancora ad occhi chiusi. Come prima, concentrarsi sul movimento e sulle sensazioni di movimento, nell’eseguire l’attività ad occhi chiusi. Aprirli periodicamente per controllare il risultato. Trovare ciò che avete pensato di star facendo sia veramente ciò che sta succedendo quando aprite gli occhi?
Cosa c’è di differente, e come si possono eliminare queste differenze in maniera cinestetica piuttosto che basandosi sulla visualizzazione?
Ora provare ancora ad occhi aperti e poi passare parecchie volte da occhi aperti ad occhi chiusi, sperimentando il senso di movimento e di raggiungimento di risultati adeguati. Cosa fare col proprio corpo ed il proprio senso cinestetico per poter agire in modo più efficace possibile? Terminare quindi l’esercizio con la pratica finale ad occhi aperti.

Codificazione a colori del proprio corpo

Questo è un altro semplice esercizio che può far aumentare la conoscenza del proprio corpo e può anche contribuire ad aggiungere una dimensione supplementare alle tecniche di ripetizione mentale descritte al capitolo 4. Chiudere gli occhi, rilassarsi, e allestire nella propria immaginazione lo scenario per una particolare azione od abilità per la quale ci si vuole allenare. Ora osservarsi mentre si esercita quella abilità. Accertarsi che man mano che immaginate i vostri movimenti, li osserviate dal di fuori. Quindi immaginare di vedere ogni parte del vostro corpo contornata da un vostro colore. Si possono vedere il proprio capo, le braccia, il collo e le spalle muoversi come fossero colorate di blu. Ancora esercitandosi nella stessa abilità, osservare che il proprio busto, la vita, il bacino e le anche sembrano essere bordate di verde… e, se si pone l’attenzione sulle proprie gambe, si può vedere che le cosce, ginocchia, polpacci, caviglie e piedi sono contornati di rosso. Di volta in volta, usare questo sistema di codificazione a colori quando si ripete mentalmente un’abilità specifica. E un modo eccellente per cercare di isolare le diverse parti del proprio corpo, quando si vuole determinare con esattezza l’influenza che può avere una certa parte del corpo, nell’ambito dell’abilità che si sta esercitando.
Se trovate valido questo esercizio, e se siete abbastanza in gamba per quanto riguarda la visualizzazione, potete provare ad espandere questo sistema fino ad includere tutti i colori dell’arcobaleno. Potete immaginare piedi e caviglie color rosso, polpacci ginocchia e cosce color arancione, il bacino color giallo, il busto color verde, le spalle color azzurro, le braccia indaco ed il capo e collo viola.


Respirazione

Nel nostro capitolo sul rilassamento e la concentrazione descriviamo la respirazione come una tecnica primaria per aumentare il controllo sul funzionamento del corpo. Ecco qui un esercizio preliminare di respirazione che contribuisce ad aumentare la conoscenza del proprio corpo.
Cominciare a scegliere un’abilità specifica che si vuole migliorare e esercitare fisicamente quest’abilità . Man mano che si ripetono i vari movimenti ed esercizi, iniziare ad osservare il vostro modello di respirazione. Esiste una relazione fra la vostra respirazione e la sequenza del o dei movimenti? Quando inspirate? Quando espirate? Quando trattenete il respiro? Continuate la vostra esercitazione fisica mentre seguite il corso della vostra respirazione. Dopo un pò, introducete qualche modifica al vostro modello di respirazione. Inspirate quando invece normalmente espirate. Respirate quando invece trattenete il respiro.Respirate più velocemente o più lentamente di quanto fate invece normalmente. In altre parole, variate il vostro modello di respirazione in modo da cominciare ad osservare come la propria respirazione possa influenzare la propria prestazione.
Dopo aver variato per qualche istante la vostra respirazione fermatevi. Come state usando il vostro corpo ora? In particolare imparate a sentire il petto e le costole e come queste parti del corpo partecipino ora ai movimenti respiratori.

Cambiare mano

Se siete destri in una attività sportiva che richiede la specializzazione di una parte del corpo ( per esempio tennis baseball, cricket, squash ) provate a praticare la vostra attività con l’altra mano.
Alcuni dei più famosi battitori nel baseball sono stati battitori ambidestri e molti goleador di alto livello nel calcio sono pure ambidestri. Perché non anche voi?
In ogni modo, l’obiettivo primario di questo esercizio è quello di osservare il proprio accostamento all’abilità specifica ed in particolare cosa viene fatto con la parte restante del proprio corpo per organizzarsi sul modo nuovo di usare la parte opposta. Così si possono osservare problemi che altrimenti resterebbero in secondo piano rispetto alla cognizione globale della propria tecnica. Non è possibile osservare subito alcuni dettagli più piccoli ma di importanza fondamentale finchè si usa la propria mano normale; ma diventano in fretta evidenti e prominenti dalla parte opposta.


Esagerazione

Un altro modo di imparare a conoscere il proprio corpo è quello di esagerare i movimenti. Non è affatto sorprendente che l’esagerazione metta in risalto quelle parti del movimento che sono sotto controllo, come pure quelle che non lo sono. Esagerando la battuta nel golf, per esempio, si possono acquistare nuove conoscenze sulla finezza che si stava cercando nel movimento.
Anche esagerare un errore può essere una tecnica che porta qualche chiarimento. Quando vi rendete conto di ripetere un errore con una certa frequenza, provate ad esagerarlo. Lasciate che l’errore faccia cadere in secondo piano tutti gli altri aspetti della vostra abilità specifica in modo tale che si possa sperimentare appieno ciò che si sta facendo. Questo ha due obiettivi. Può farvi acquisire un’esperienza completa e reale di ciò che state facendo e di come l’errore influenzi il resto del corpo. Ciò vi permetterà anche di liberarvi da alcune delle frustrazioni che vi avranno portato allo stato di tensione. La tensione stessa, infatti, vi avrà condizionato nell’eseguire il movimento come avreste desiderato. Eliminare le frustrazioni esagerando gli errori, provare a calmarsi e poi immaginare di eseguire il movimento correttamente. Fatto ciò si sarà in grado di esercitarsi ancora, cercando di dar forma a ciò che si è visualizzato.


Movimenti chiave

Molti di noi da giovani, vengono abituati a richiami come: “Tieni d’occhio la palla!” “Accompagnala”, “ Giù la testa”, “ Il peso del corpo in avanti” ed altre similari direttive. Di solito queste direttive vengono impartite a buon ragione, mettendo in evidenza elementi chiave della tecnica, i quali inglobati nel proprio stile, contribuiscono a migliorare la prestazione.
Comunque come spiegheremo al capitolo 5°, tali direttive tendono ad inibire piuttosto che a promuovere l’effetto desiderato ed una volta che l’allenatore ha analizzato il cambiamento che occorre introdurre nella tecnica di un solo atleta, è meglio che sia lui a guidarlo verso questo cambiamento, attraverso un’effettiva conoscenza di cosa esso sia veramente. Questo modo di affrontare il problema richiede che venga focalizzata l’attenzione dell’atleta sul particolare movimento chiave con un certo interesse e che venga stimolata la sua abilità di giudizio in modo da realizzare una valutazione molto accurata di ciò che sta facendo piuttosto che di ciò che pensa di dover fare. Presto o tardi si verificherà che l’esecuzione dell’azione specifica risulterà più naturale, scorrevole,rilassata e più piacevole.


Rieducazione psicofisica.


Le tecniche di allenamento diventano sempre più sofisticate; Le scienze biomeccaniche e cinesiologiche inducono allenatori e fisioterapisti ad effettuare analisi del movimento sempre più accurate. Ci sembra perciò oltremodo chiaro che esiste un’esigenza di riorganizzazione dell’educazione al movimento che prende in considerazione l’essere umano nel suo complesso lungi dall’ossessione di rigidi obiettivi finalizzati alla prestazione.
Di tutti i sistemi di educazione al movimento che abbiamo esplorato, quello chiamato “metodo Feldenkrais “ uno scienziato israeliano ( di formazione medica e fondatore dello judo Club Francese), ha sviluppato un raffinato e sofisticato sistema per educare il corpo a muoversi col minimo sforzo producendo tuttavia i massimi risultati. Questo sistema contribuisce ad aumentare la conoscenza del proprio movimento e ad apprendere il processo per cui si cura una modificazione nella sua organizzazione. La chiave della prestazione e dell’apprendimento ottimale sta nella propria consapevole abilità a riconoscere i movimenti inefficaci, interrompere i modelli abituali e riorganizzare il movimento in un modello appropriato.
Feldenkrais ha sperimentato ed applicato questo sistema non solo su atleti e membri della squadra olimpica israeliana ma anche su ballerini, persone in convalescenza dopo un infarto o dopo gravi lesioni e su gente sofferente di disturbi neuromuscolari, come ad esempio paralisi cerebrale e distrofia muscolare.
Il valore di questo metodo per gli sportivi sta nella sua capacità di abituare il corpo a provare a funzionare come un’unità integrale. I movimenti individuali vengono differenziati e poi reintegrati ad un più alto livello di organizzazione.
Non è un sistema per migliorare l’ efficienza fisica. Esso educa il sistema nervoso a fare una discriminazione tra le differenti qualità del movimento e a portare queste informazioni verso una particolare situazione agonistica.
Dal momento che lo scopo di questo testo è in definitiva quello di aiutare ad espandere il controllo sulla propia prestazione fisica qualsiasi sistema che contribuisce a migliorare la vostra capacità di apprendimento del controllo del movimento fa accrescere la vostra prestazione in senso globale. La differenziazione sistematica dei modi in cui il corpo si muove ed apprende il suo funzionamento può venire insegnata ed accresciuta in maniera considerevolmente efficace attraverso la pratica di questi esercizi di rieducazione psicofisica.
Ogni attività sportiva richiede una certa serie specializzata di lezioni sulla differenziazione del movimento, le quali sono specifiche alla gamma di movimenti che costituiscono l’intera prestazione