domenica 18 gennaio 2009

Guida per atleti all'allenamento mentale di John Syer Christopher Connolly

2) Capitolo

Conoscenza del proprio corpo


Perché includere un capitolo riguardante il corpo in un testo sull’allenamento mentale?
Il nostro principale interesse sull’argomento non è centrato sull’allenamento fisico, ma sulla relazione che esiste fra il corpo e la mente. In ogni caso, riguardo a questo specifico significato, la conoscenza del proprio corpo riveste una particolare importanza dal momento che essa rappresenta il primo gradino verso il rilassamento, la visualizzazione e verso la modificazione dei modelli di movimento inefficaci.
In definitiva è la qualità della relazione corpo-mente, il fatto di coltivarla od ignorarla, il grado al quale si riesce a mantenere una certa armonia e cooperazione, che, determina la misura in cui si può sfruttare appieno il proprio potenziale atletico.
In questo capitolo cercheremo di esplorare la natura di questa relazione corpo-mente ed esplorare in dettaglio una serie di esercizi che vi metteranno in grado di poter sviluppare una conoscenza accurata del vostro corpo.

Comunicazione

Gli atleti che ignorano il delicato equilibrio di una sana relazione fra il corpo e la mente provocano un’indicibile privazione a se stessi. Troppo spesso viene esagerato un aspetto a spese di un altro. L’affermazione, secondo la quale “la miglior cosa che io possa fare è di ignorare completamente i miei pensieri”. La mente non è altro che un piantagrane è quasi comune come il suo contrario “ se mi concentro su una data cosa, posso far fare qualsiasi cosa al mio corpo. E’ solo questione di volontà e saper sopportare il dolore.
In pratica nessuna delle due posizioni risulta efficace. Quando si cerca di ignorare la propria mente essa sa trovare da sola il modo di imporsi, distorcere e mutare il contegno o in qualche modo far notare la sua presenza. D’altra parte una seria lesione fisica, l’intenso affaticamento mentale e una personalità male equilibrata che si esplica in maniera inefficace al di fuori del contesto sportivo, sono tutti fattori che possono essere il risultato di una rigida applicazione della teoria “la mente sopra tutto”.
Il corretto accostamento sta in una via di mezzo fra questi due estremi.
La parte più consistente di questo testo è stata progettata per sviluppare un linguaggio che possa migliorare la comunicazione fra la mente ed il corpo.
In un certo numero di capitoli offriamo dei precisi suggerimenti sul come far uso della mente per guidare e dirigere il proprio corpo e le proprie emozioni.
Però, è altrettanto fondamentale stabilire il modo di dar seguito alle richieste del proprio corpo. La comunicazione efficace è un processo a doppio senso: se si vuole comunicare in maniera completa e corretta con il proprio corpo, si deve essere in grado di percepire ciò che il nostro corpo ci comunica. Non è sufficiente rimproverarlo con logoranti richieste del tipo “Muoviti” “Più forte” “ Resisti cosa c’è che non va? Attento!”ecc. Per essere in grado di educare il proprio corpo, bisogna sapere come esso funziona ed apprendere il suo linguaggio.

Educazione

Una volta che si è costruito un efficace sistema di comunicazione, educare il proprio io fisico implica quattro processi chiave. Essi sono l’apprendimento, l’allenamento, il mantenimento ed il mutamento.

Apprendimento

Sin dal giorno in cui siamo nati, apprendiamo di continuo come migliorare le nostre prestazioni fisiche. A differenza del vitellino appena nato che è in grado di reggersi in piedi a poche ore dalla nascita, ci vogliono da nove a dieci mesi perché un neonato riesca a stare in piedi e camminare, e poi parecchi anni per imparare a lanciare o calciare una palla con un certo grado di controllo. Il modo di sedersi, camminare, parlare, lavare i denti e legare le stringhe delle scarpe, sono tutte abilità che vengono imparate.
Infatti ogni attività che noi seguiamo con dedizione e costanza implica il fatto di imparare ad usare il proprio corpo in maniera adeguata ed efficace e a manipolare l’ambiente che ci circonda. L’allenamento sportivo è centrato e finalizzato sul processo di acquisizione di abilità e della capacità di ripeterle in maniera coerente. L’allenamento mentale è spesso legato al processo di imparare per apprendere. Più siamo in grado di apprendere facilmente, velocemente e efficacemente, tanto più facilmente efficacemente ed in modo migliore riusciremo ad esprimerci nella nostra attività sportiva.
Siccome l’uomo ha imparato la maggior parte dei propri comportamenti,siccome ben pochi comportamenti umani sono programmati dall’istinto o sono registrati, impressi nel sistema nervoso, noi tutti siamo tremendamente abili, come specie, a praticare vecchie attività in nuove maniere, ed anche a fare cose nuove mai considerate possibili prima, forse neppure mai immaginate prima. In quasi tutte le attività sportive, fatta eccezione del correre, il saltare e forse l’arrampicarsi, si deve usare il proprio corpo in maniere che non sono necessariamente implicite in noi stessi, e di sicuro non predeterminate dal nostro sistema nervoso centrale. Molte delle nostre attività sportive sono state coltivate lentamente per secoli. Taluni sport militari, come il tiro con l’arco, il lancio del giavellotto, traggono le loro origini a migliaia di anni fa, altri sport come il golf o il lacrosse si giocano da qualche secolo, mentre alcuni altri, come il windsurf e il volo a vela stanno ancora muovendo i primi passi. L’abilità fisica specifica richiesta per ciascuna di queste attività sportive nasce dall’abilità inventiva della nostra psiche e dalla plasticità del nostro sistema nervoso. Il saltatore in alto Dick Fosbury diede il classico esempio sul fatto di trovare una soluzione completamente nuova ad un’antica sfida dell’uomo.
Il grande svantaggio della nostra abilità di apprendere senza limiti di ordine quantitativo e qualitativo sta nel fatto che noi possiamo anche imparare a fare nel modo sbagliato. Ogni allenatore che comincia a curare un gruppo di giovani atleti che fino ad allora si sono allenati in modo poco efficace deve affrontare questo problema. Buona parte dell’allenamento fisico implica il fatto di cominciare a riconoscere ed isolare le cattive abitudini per poter interrompere il corso. Solo allora si possono introdurre metodi più appropriati di usare il proprio corpo per raggiungere i propri obiettivi. Coltivare le buone abitudini ed eliminare quelle cattive è il modo in cui noi apprendiamo e l’obiettivo principale dell’allenamento in tutti gli sport.


Allenamento

L’allenamento fisico porta due grandi benefici. Un fine dell’allenamento è quello di migliorare il proprio fisico. L’allenamento per la resistenza fa aumentare la forza ed il tono dei vari muscoli ed organi. (Particolari esercizi specifici fanno aumentare la forza di quei determinati gruppi muscolari più interessati nella pratica di quella particolare disciplina sportiva). Ancora l’allenamento per la resistenza fa migliorare le funzioni del cuore e la capacità vitale dei polmoni. L’allenamento in generale stabilisce anche la giusta proporzione fra la percentuale di grasso e di muscolo nel corpo dell’atleta e ciò include anche l’equilibrio nell’assunzione di carboidrati, lipidi, proteine, vitamine e Sali minerali attraverso una dieta adeguata.
L’altro obiettivo dell’allenamento, invece, è quello di migliorare la propria abilità per quanto riguarda le varie capacità fisiche specifiche: il rovescio nel tennis, il palleggio nella pallacanestro, la coordinazione oculo manuale nel tiro, la posizione di giusto equilibrio del proprio corpo nel tiro con l’arco, e cosi via. Allenando queste abilità specifiche ci si allena di più che allenando solo i muscoli. La ripetizione continuata delle abilità fisiche invia un flusso continuo di segnali, attraverso il sistema nervoso periferico, al proprio cervello sintonizzandolo col movimento. La funzione reale della ripetizione è quella di allenare il sistema nervoso ed il cervello.
Fra il proprio sistema nervoso ed il proprio corpo esiste una relazione incredibilmente sofisticata e tuttavia eccezionalmente semplice. Quando ci si muove, il proprio corpo invia ogni secondo migliaia di segnali al cervello il quale a sua volta, li raccoglie, li organizza e li filtra in un insieme unitario. Il cervello poi decide autonomamente (talvolta a livello conscio, la maggior parte delle volte a livello inconscio) e manda indietro i segnali attraverso il sistema nervoso che li decodifica in messaggi più semplici e precisi verso ogni fibra muscolare, ghiandola od organo. Sarebbe come se le due metà di una conversazione avessero luogo nello stesso momento con le varie informazioni fornite e ricevute costantemente attraverso la mediazione del proprio sistema nervoso.
L’allenamento ci permette di impacchettare in maniera appropriata le varie informazioni in modo tale che possano essere trasportate dal sistema nervoso e dal corpo. Parecchi milioni di anni di evoluzione, associati alla propria esperienza conoscitiva, raccolgono tutto lo scibile sul come organizzare ogni piccolo particolare del movimento. Immaginate di provare consciamente i vari gruppi muscolari richiesti per eseguire un volteggio in ginnastica artistica oppure a superare una discesa a slalom nello sci. Meglio lasciare il proprio corpo far da sé.

Mantenimento e mutamento

Tuttavia se si vuole migliorare la propria prestazione fisica, si deve dapprima fare una discriminazione fra la parte della propria tecnica che si vuole mantenere e la parte che invece si vuole perdere. Controllare consciamente questo processo di mantenimento e mutamento è più facile da dire che da fare. L’uomo è di fatto una creatura abitudinaria. Quando apprendiamo, incontriamo costantemente modelli abituali sia per quanto riguarda i movimenti sia per quanto riguarda i pensieri. Quando ci alleniamo, cerchiamo sempre di mantenere le abitudini che funzionano e di modificare invece quelle che non sono valide. Se ad esempio sono riuscito a mettere a punto un buon colpo nel golf, l’ultima cosa che vorrò fare sarà quella di armeggiarci ancora sopra. Voglio mantenerlo così com’è. Lo faccio prestandovi un’attenzione regolare, ma non troppo assidua. Lo faccio prestandovi un’attenzione regolare, ma non troppo assidua. Lo stimolo regolarmente attraverso la pratica ma cerco di mantenere la mia conoscenza nei suoi confronti ad un livello costante, prestandovi né troppa né troppo poca attenzione.
Ma se il mio putting ha del catastrofico (e quale giocatore di golf ha sempre avuto in vita sua il putting perfetto) La quantità di energia ed attenzione che io vi presto può in taluni casi, essere limitata solo dalle ore di luce s disposizione. Quindi io modifico, rappezzo ed adatto finchè alla fine prende posto un nuovo colpo il quale comincia ad essere efficace per me. Poi mi sposto di nuovo al mio modello di mantenimento e faccio quello che è necessario per mantenerlo senza interferenze. Questo costante spostarsi avanti ed indietro seguendo il “continuum” del mantenere e modificare costituisce il processo fondamentale dell’allenamento ed- ha luogo attraverso la gamma completa delle tecniche di abilità.


Esercizi per la conoscenza del proprio corpo

Gli esercizi che seguono sono stati progettati per raggiungere due obiettivi. In primo luogo essi aiuteranno a conoscere e capire maglio quello che si sta facendo mentre si pratica il proprio sport, dando quindi ampia libertà di scelta su cosa mantenere e cosa modificare. Secondariamente essi offrono un’introspezione sul proprio rapporto corpo –mente presentando attività ed esperienze abituali sotto un nuovo contesto. Uno dei modi più efficaci per migliorare la conoscenza del proprio corpo è di fare cose abituali in modo non abituale. Se si cerca di mantenere un’adeguata conoscenza praticando attività abituali in maniera abituale, ci si troverà probabilmente in poco tempo a pensare a qualcos’altro.

1) inventario cinestetico del corpo.
Il senso cinestetico rappresenta un’estensione del senso del tatto.
Include le sensazioni di ruvido e liscio, soffice e duro, caldo e freddo, bagnato e asciutto, ma, in particolare, comprende i segnali e le informazioni che permettono di riconoscere e ricordare i propri movimenti. E’ l’informazione interna che il proprio corpo fornisce costantemente a se stesso, sull’equilibrio, sul movimento e sulla relazione delle varie parti l’una con l’altra: informazioni sulla propria predisposizione al corretto funzionamento. Ovviamente il ruolo che questo senso gioca nel muoversi e nell’apprendere è di valore primario.
Uno dei principali problemi nell’apprendere qualsiasi abilità sta nel capire e conoscere veramente ciò che il nostro corpo sta facendo, in particolare in quelle parti diverse da quelle normalmente usate in quella determinata abilità. Questo esercizio aiuterà ad estendere la propria conoscenza su ogni parte del proprio corpo.
Può essere praticato in qualunque momento. (Può anche essere usato per rilassarsi in maniera più completa, come vedremo nel prossimo capitolo.) Se ci si trova in posizione seduta, iniziare l’esercizio del capo, procedendo verso gli arti inferiori. Se ci si trova distesi, eseguire in senso opposto, dai piedi al capo.
Una volta eseguito questo esercizio preso a sé, si può compiere un passo avanti.
Quando si sta svolgendo un qualsiasi tipo di allenamento che implichi la ripetizione, passare attraverso questo inventario del proprio corpo mentre ci si sta allenando. Quando si corre, partire dai propri piedi e muoversi lentamente attraverso il proprio corpo, osservando come ciascuna parte funziona in quanto fa parte di un insieme. Quando si palleggia nel tennis,soffermare l’attenzione sulle differenti parti del proprio corpo.
Mentre si nuota, passare in rassegna questo inventario. Lo troverete un’esperienza oltremodo utile, che farà accrescere sostanzialmente l’efficacia del vostro movimento.

Lista inventario cinestetico.

1) Dapprima chiudere gli occhi e rilassatevi, prendete coscienza dei vostri piedi e cercate di percepire come li sentite. Siete in grado di differenziare l’alluce dal secondo dito? Il quarto dito dal quinto? Fatelo con ciascuno dei piedi. Che differenza provate fra il piede sinistro e il piede destro? Ne sentite uno più grande dell’altro? Su quale dei due normalmente puntate il vostro peso quando siete in posizione di riposo?
2) Ora cercate di esaminare i polpacci e le ginocchia. Quali sono i muscoli principali dei vostri polpacci? Come sono attaccati alle ginocchia? Quale relazione intercorre fra le ginocchia e le caviglie? Come funzionano le vostre ginocchia? Dove si trova la rotula? Cosa si trova dietro la rotula?
3) Ora focalizzare le cosce. Quale è il muscolo più grosso delle cosce? Cosa sente la parte posteriore delle vostre cosce? In quale relazione si trovano i muscoli delle cosce con i glutei? Le ginocchia sono collegate ai muscoli delle cosce? Come?
4) E il vostro bacino? Cercate di porre l’attenzione sul vostro bacino. Come sono collegati i vari muscoli per formare il cingolo pelvico? Esplorare i muscoli delle natiche e quelli dell’inguine. Come viene collegato il bacino alle cosce? Dove sono le anche? Siete in grado di percepire il peso del corpo sostenuto dalle natiche? Come si connette il bacino all’addome? E alla parte inferiore della schiene?
5) Trasferire la propria attenzione al proprio addome. Sentirsi i muscoli dell’addome. Quali di essi vengono usati nella propria attività sportiva? Immaginare per qualche istante dove sono disposti i vostri organi interni. L’intestino, lo stomaco, il fegato e la cistifellea.
6) Spostare lentamente l’attenzione al vostro petto e alla cassa toracica. Cominciare a respirare osservando come il petto e le costole si muovono.
7) Ora focalizzare l’attenzione sull’intero vostro dorso. Questa è una parte del vostro corpo che quasi mai vedete. Per qualche secondo percorretelo col pensiero in tutta la sua ampiezza, esplorando in modo cinestetico e scoprendo quale parte di esso potete o non potete percepire.
8) Ora arrivate alle spalle. La destra e la sinistra sono alla stessa altezza? Come si collocano in cima alla cassa toracica? Dove sono le scapole?
9) Ora spostate l’attenzione alle braccia. Lentamente verso ogni parte di esse, una alla volta. Osservate come la loro parte superiore sia collegata alle spalle. Come si connettono ai gomiti? Cosa sentono i vostri gomiti? Come funzionano? Pensate agli avambracci. Quale è la loro relazione con i gomiti e i polsi? Ora dedicate qualche istante alle mani ed alle dita. Passate in rassegna le vostre mani dito per dito. Quindi articolazione per articolazione. Differiscono l’una dall’altra in qualche modo?
10) Prestare ora attenzione al collo. Percepire la parte anteriore del collo ed i muscoli che conducono giù al petto ed alla punta dello sterno. E la parte posteriore del collo? Cosa collega il capo con le spalle?
11) Alla fine, dedicatevi al capo. Esplorare ogni area della faccia, la fronte, gli occhi, le guance, il naso, i muscoli delle mandibole, il mento,le labbra, la lingua e tutta la cavità boccale.

Quando si è completata questa rassegna, dedicare ancora un paio di minuti ad attraversare di nuovo il vostro corpo e poi ancora qualche minuto con qualunque parte del vostro corpo non vi sembri abbastanza familiare. Espandete la vostra attenzione in quest’area. Poi, finito l’esercizio ritornare con l’attenzione alla stanza ed aprire gli occhi.


Esercitazione ad occhi chiusi

Questo esercizio rappresenta un modo molto efficace per migliorare il livello di prestazione di certe abilità difficili e tecniche ( per esempio i tiri liberi nella pallacanestro, le battute nel tennis, i servizi nel cricket). Cercare di trovare un momento ed un luogo dove poter esercitare una particolare abilità piuttosto difficile con gli occhi chiusi senza pericolo od imbarazzo alcuno. Dapprima farlo ad occhi aperti come si farebbe normalmente – per esempio, servendo una serie di palle. Poi interrompere.
Ora chiudere gli occhi e, nel medesimo luogo ripetere la stessa pratica molte volte ad occhi chiusi. Imparare a capire come ci si sente. Quali rumori e suoni si odono? Come ci si orienta? Come si fa uso dei propri sensi non visivi per organizzare il proprio movimento? Prestare particolare attenzione al proprio senso cinestetico.
Poi aprire gli occhi e tornare a farlo nel modo abituale. Dopo un po’ fermarsi e farlo ancora ad occhi chiusi. Come prima, concentrarsi sul movimento e sulle sensazioni di movimento, nell’eseguire l’attività ad occhi chiusi. Aprirli periodicamente per controllare il risultato. Trovare ciò che avete pensato di star facendo sia veramente ciò che sta succedendo quando aprite gli occhi?
Cosa c’è di differente, e come si possono eliminare queste differenze in maniera cinestetica piuttosto che basandosi sulla visualizzazione?
Ora provare ancora ad occhi aperti e poi passare parecchie volte da occhi aperti ad occhi chiusi, sperimentando il senso di movimento e di raggiungimento di risultati adeguati. Cosa fare col proprio corpo ed il proprio senso cinestetico per poter agire in modo più efficace possibile? Terminare quindi l’esercizio con la pratica finale ad occhi aperti.

Codificazione a colori del proprio corpo

Questo è un altro semplice esercizio che può far aumentare la conoscenza del proprio corpo e può anche contribuire ad aggiungere una dimensione supplementare alle tecniche di ripetizione mentale descritte al capitolo 4. Chiudere gli occhi, rilassarsi, e allestire nella propria immaginazione lo scenario per una particolare azione od abilità per la quale ci si vuole allenare. Ora osservarsi mentre si esercita quella abilità. Accertarsi che man mano che immaginate i vostri movimenti, li osserviate dal di fuori. Quindi immaginare di vedere ogni parte del vostro corpo contornata da un vostro colore. Si possono vedere il proprio capo, le braccia, il collo e le spalle muoversi come fossero colorate di blu. Ancora esercitandosi nella stessa abilità, osservare che il proprio busto, la vita, il bacino e le anche sembrano essere bordate di verde… e, se si pone l’attenzione sulle proprie gambe, si può vedere che le cosce, ginocchia, polpacci, caviglie e piedi sono contornati di rosso. Di volta in volta, usare questo sistema di codificazione a colori quando si ripete mentalmente un’abilità specifica. E un modo eccellente per cercare di isolare le diverse parti del proprio corpo, quando si vuole determinare con esattezza l’influenza che può avere una certa parte del corpo, nell’ambito dell’abilità che si sta esercitando.
Se trovate valido questo esercizio, e se siete abbastanza in gamba per quanto riguarda la visualizzazione, potete provare ad espandere questo sistema fino ad includere tutti i colori dell’arcobaleno. Potete immaginare piedi e caviglie color rosso, polpacci ginocchia e cosce color arancione, il bacino color giallo, il busto color verde, le spalle color azzurro, le braccia indaco ed il capo e collo viola.


Respirazione

Nel nostro capitolo sul rilassamento e la concentrazione descriviamo la respirazione come una tecnica primaria per aumentare il controllo sul funzionamento del corpo. Ecco qui un esercizio preliminare di respirazione che contribuisce ad aumentare la conoscenza del proprio corpo.
Cominciare a scegliere un’abilità specifica che si vuole migliorare e esercitare fisicamente quest’abilità . Man mano che si ripetono i vari movimenti ed esercizi, iniziare ad osservare il vostro modello di respirazione. Esiste una relazione fra la vostra respirazione e la sequenza del o dei movimenti? Quando inspirate? Quando espirate? Quando trattenete il respiro? Continuate la vostra esercitazione fisica mentre seguite il corso della vostra respirazione. Dopo un pò, introducete qualche modifica al vostro modello di respirazione. Inspirate quando invece normalmente espirate. Respirate quando invece trattenete il respiro.Respirate più velocemente o più lentamente di quanto fate invece normalmente. In altre parole, variate il vostro modello di respirazione in modo da cominciare ad osservare come la propria respirazione possa influenzare la propria prestazione.
Dopo aver variato per qualche istante la vostra respirazione fermatevi. Come state usando il vostro corpo ora? In particolare imparate a sentire il petto e le costole e come queste parti del corpo partecipino ora ai movimenti respiratori.

Cambiare mano

Se siete destri in una attività sportiva che richiede la specializzazione di una parte del corpo ( per esempio tennis baseball, cricket, squash ) provate a praticare la vostra attività con l’altra mano.
Alcuni dei più famosi battitori nel baseball sono stati battitori ambidestri e molti goleador di alto livello nel calcio sono pure ambidestri. Perché non anche voi?
In ogni modo, l’obiettivo primario di questo esercizio è quello di osservare il proprio accostamento all’abilità specifica ed in particolare cosa viene fatto con la parte restante del proprio corpo per organizzarsi sul modo nuovo di usare la parte opposta. Così si possono osservare problemi che altrimenti resterebbero in secondo piano rispetto alla cognizione globale della propria tecnica. Non è possibile osservare subito alcuni dettagli più piccoli ma di importanza fondamentale finchè si usa la propria mano normale; ma diventano in fretta evidenti e prominenti dalla parte opposta.


Esagerazione

Un altro modo di imparare a conoscere il proprio corpo è quello di esagerare i movimenti. Non è affatto sorprendente che l’esagerazione metta in risalto quelle parti del movimento che sono sotto controllo, come pure quelle che non lo sono. Esagerando la battuta nel golf, per esempio, si possono acquistare nuove conoscenze sulla finezza che si stava cercando nel movimento.
Anche esagerare un errore può essere una tecnica che porta qualche chiarimento. Quando vi rendete conto di ripetere un errore con una certa frequenza, provate ad esagerarlo. Lasciate che l’errore faccia cadere in secondo piano tutti gli altri aspetti della vostra abilità specifica in modo tale che si possa sperimentare appieno ciò che si sta facendo. Questo ha due obiettivi. Può farvi acquisire un’esperienza completa e reale di ciò che state facendo e di come l’errore influenzi il resto del corpo. Ciò vi permetterà anche di liberarvi da alcune delle frustrazioni che vi avranno portato allo stato di tensione. La tensione stessa, infatti, vi avrà condizionato nell’eseguire il movimento come avreste desiderato. Eliminare le frustrazioni esagerando gli errori, provare a calmarsi e poi immaginare di eseguire il movimento correttamente. Fatto ciò si sarà in grado di esercitarsi ancora, cercando di dar forma a ciò che si è visualizzato.


Movimenti chiave

Molti di noi da giovani, vengono abituati a richiami come: “Tieni d’occhio la palla!” “Accompagnala”, “ Giù la testa”, “ Il peso del corpo in avanti” ed altre similari direttive. Di solito queste direttive vengono impartite a buon ragione, mettendo in evidenza elementi chiave della tecnica, i quali inglobati nel proprio stile, contribuiscono a migliorare la prestazione.
Comunque come spiegheremo al capitolo 5°, tali direttive tendono ad inibire piuttosto che a promuovere l’effetto desiderato ed una volta che l’allenatore ha analizzato il cambiamento che occorre introdurre nella tecnica di un solo atleta, è meglio che sia lui a guidarlo verso questo cambiamento, attraverso un’effettiva conoscenza di cosa esso sia veramente. Questo modo di affrontare il problema richiede che venga focalizzata l’attenzione dell’atleta sul particolare movimento chiave con un certo interesse e che venga stimolata la sua abilità di giudizio in modo da realizzare una valutazione molto accurata di ciò che sta facendo piuttosto che di ciò che pensa di dover fare. Presto o tardi si verificherà che l’esecuzione dell’azione specifica risulterà più naturale, scorrevole,rilassata e più piacevole.


Rieducazione psicofisica.


Le tecniche di allenamento diventano sempre più sofisticate; Le scienze biomeccaniche e cinesiologiche inducono allenatori e fisioterapisti ad effettuare analisi del movimento sempre più accurate. Ci sembra perciò oltremodo chiaro che esiste un’esigenza di riorganizzazione dell’educazione al movimento che prende in considerazione l’essere umano nel suo complesso lungi dall’ossessione di rigidi obiettivi finalizzati alla prestazione.
Di tutti i sistemi di educazione al movimento che abbiamo esplorato, quello chiamato “metodo Feldenkrais “ uno scienziato israeliano ( di formazione medica e fondatore dello judo Club Francese), ha sviluppato un raffinato e sofisticato sistema per educare il corpo a muoversi col minimo sforzo producendo tuttavia i massimi risultati. Questo sistema contribuisce ad aumentare la conoscenza del proprio movimento e ad apprendere il processo per cui si cura una modificazione nella sua organizzazione. La chiave della prestazione e dell’apprendimento ottimale sta nella propria consapevole abilità a riconoscere i movimenti inefficaci, interrompere i modelli abituali e riorganizzare il movimento in un modello appropriato.
Feldenkrais ha sperimentato ed applicato questo sistema non solo su atleti e membri della squadra olimpica israeliana ma anche su ballerini, persone in convalescenza dopo un infarto o dopo gravi lesioni e su gente sofferente di disturbi neuromuscolari, come ad esempio paralisi cerebrale e distrofia muscolare.
Il valore di questo metodo per gli sportivi sta nella sua capacità di abituare il corpo a provare a funzionare come un’unità integrale. I movimenti individuali vengono differenziati e poi reintegrati ad un più alto livello di organizzazione.
Non è un sistema per migliorare l’ efficienza fisica. Esso educa il sistema nervoso a fare una discriminazione tra le differenti qualità del movimento e a portare queste informazioni verso una particolare situazione agonistica.
Dal momento che lo scopo di questo testo è in definitiva quello di aiutare ad espandere il controllo sulla propia prestazione fisica qualsiasi sistema che contribuisce a migliorare la vostra capacità di apprendimento del controllo del movimento fa accrescere la vostra prestazione in senso globale. La differenziazione sistematica dei modi in cui il corpo si muove ed apprende il suo funzionamento può venire insegnata ed accresciuta in maniera considerevolmente efficace attraverso la pratica di questi esercizi di rieducazione psicofisica.
Ogni attività sportiva richiede una certa serie specializzata di lezioni sulla differenziazione del movimento, le quali sono specifiche alla gamma di movimenti che costituiscono l’intera prestazione

lunedì 12 gennaio 2009

Guida per atleti all'allenamento mentale di John Syer Christopher Connolly

1)

RISCALDAMENTO


La maggior parte degli atleti riconosce l’esigenza di riscaldarsi prima degli allenamenti e prima delle gare. Anche i più occasionali dei calciatori della domenica mattina si esibiscono in qualche passo di corsa e nel toccarsi le punte dei piedi prima di guardarsi intorno per cercare il resto della squadra. Sanno almeno in teoria che l’allungamento e il riscaldamento dei muscoli li rendono meno inclini a procurarsi delle lesioni dopo l’inizio dell’allenamento della gara o della partita.
Comunque, il riscaldamento è qualcosa di più di un semplice processo fisico. Se si vuole offrire una prestazione ottimale occorre essere anche preparati a ciò mentalmente ed emozionalmente. Si può iniziare la preparazione anche alcuni giorni prima della gara ma cosa si dovrebbe fare una volta giunti sul campo di gara?Come si può distogliere la propia attenzione dai fattori esteriori e focalizzarla ( per adattarsi) invece su quelli che contribuiranno a fornire una buona prestazione? Questo capitolo da qualche suggerimento a proposito.

SINTONIZZAZIONE

Il verbo sintonizzarsi significa diventare consapevole oppure focalizzare l0attenzione. Il normale processo fisico del riscaldamento, in se stesso è il sintonizzarsi al proprio corpo : focalizzare l’attenzione sul suo stato attuale e seguire le sue esigenze, come un autista attento dovrebbe controllare il motore della sua auto prima di partire per un lungo viaggio.
Attraverso una sintonizzazione regolare e scrupolosa si viene ad imparare che queste esigenze possono variare di giorno in giorno.
Infatti variano anche da individuo a individuo e se si fa parte di una squadra, probabilmente si arriva in tempo per eseguire i propi esercizi personali di distensione prima che prima che abbia inizio il riscaldamento di tutta la squadra.
Quando e se capita di essere in ritardo e ci si trova subito coinvolti nell’allenamento o nella gara, non solo si è più esposti a procurarsi delle lesioni ma si incontreranno anche grosse difficoltà nel focalizzare la propia attenzione.
Questo accade perché il riscaldamento non è solo un processo fisico. Istintivamente si impiega il tempo disponibile per il riscaldamento fisico per adattarsi sia ad altri aspetti che coinvolgono direttamente noi stessi, sia a ciò che ci circonda. L’equivalente mentale del riscaldamento fisico è il fatto di concentrarsi sul compito da eseguire; L’equivalente emozionale invece sta nel caricarsi psicologicamente: raggiungere la giusta disposizione d’animo. In entrambi i casi, il processo implica il fatto di percepire in quale misura i propi pensieri e sensazioni siano appropriati all’occasione e poi trovare un modo per tenere a bada gli elementi di distrazione. Le distrazioni che non si riconoscono come tali e che non si controllano, contribuiranno invariabilmente a realizzare una prestazione sotto tono, per quanto ben preparato il fisico possa essere.

Come sintonizzarsi

Esistono sei diversi fattori che influenzano la preparazione sportiva. Per assicurare un’efficace preparazione mentale ed emozionale—sia per una gara, una seduta d’allenamento o una riunione di squadra—è ottima cosa considerare ognuno di questi fattori uno alla volta. Essi sono:

1) il luogo dove ci si deve allenare o gareggiare
2) il proprio corpo, i pensieri e le sensazioni
3) gli individui che ci sono vicini
4) il gruppo o la squadra di cui si fa parte
5) i propi obbiettivi o propositi
6) l’attività o il modo con cui si intende raggiungere questi obbiettivi.

Sintonizzarsi coi luoghi

L’ambiente di una gara può distrarre, essere neutrale oppure essere d’aiuto agli atleti. Si può essere avvantaggiati nei confronti dei propi avversari se si gareggia in un luogo dove si è già gareggiato in precedenza, al contrario dei propi avversari. Quando si gareggia in casa davanti ad un pubblico amico di spettatori si trarrà certamente beneficio dal loro sostegno. In alcune partite di coppa, nel calcio, le segnature in casa contano meno di quelle realizzate sul terreno di gioco della squadra avversaria, nel caso in cui le due squadre finiscano a pari punti il doppio confronto.
Col passare del tempo, le caratteristiche di distrazione di un particolare campo di gara di solito finiscono per cadere in secondo piano, però esistono dei modi per rendere questo processo più veloce. Identificare anticipatamente i fattori potenziali di distrazione e familiarizzare o “farseli amici” è materia di normale routine per molti atleti ed allenatori. Nel corso di una delle molte interviste rilasciate dopo aver vinto a Wimbledon nel 1977, Virginia Wade affermò che doveva andare a Wimbledon al mattino e passare qualche tempo sul campo ci gioco, immaginando la partita che avrebbe dovuto giocare nel pomeriggio, giusto per carpire la sensazione di quel luogo. Lee Trevino, parlando delle difficoltà che i giocatori di golf europei possono trovare in America, dice: Ci si deve sentire a casa propia, in qualunque luogo si giochi.
Il concetto di luogo varia da sport a sport. Le componenti o partite indoor sono influenzate dalla superfice della pavimentazione, dall’illuminazione, dagli spazi circostanti, dall’altezza del soffitto, dalle correnti d’aria e dalla temperatura ambiente. All’aperto variano invece a seconda delle condizioni atmosferiche, delle condizioni del campo di gioco e dell’ambiente generale. Esistono anche altre variabili, che stanno al fuori delle strutture della gara o dell’incontro, che però influenzano la vostra concentrazione e che dovrebbero perciò essere prese in considerazione. Per esempio può darsi che ci si senta influenzati dal pubblico e dagli ufficiali di gara, e tutti questi fattori presentano una certa atmosfera intangibile che potrebbe facilmente turbare il vostro autocontrollo.
Se ci si sente disturbati da gruppi di tifosi delle squadre avversarie o da decisioni non adeguate del giudice di gara o dell0arbitro, il vostro allenatore potrebbe cercare di simulare tali circostanze in allenamento.
Con un adeguato addestramento si possono imparare atteggiamenti corretti e reazioni appropiate con la stessa velocità con cui si apprendono le abilità fisiche. Si devono cercare di simulare i fattori di distrazione per due motivi : prima di tutto per riconoscere ed identificare i modelli delle propie reazioni, in secondo luogo per fare un’adeguata pratica delle tecniche per dominare questi fattori di distrazione. C’e stato un periodo di tempo nel quale le squadre dell’unione sovietica erano cosi poco popolari nei paesi dell’ovest, che i loro allenatori erano costretti ad organizzare delle partite amichevoli sul terreno di casa con gli altoparlanti che diffondevano il fragore di un pubblico in atteggiamento canzonatorio e schernitore. I giocatori si abituavano così a questo aspetto agonistico senza averlo mai sperimentato nella realtà.
Jupp Derwall, il direttore sportivo della squadra nazionale di calcio della Germania occidentale, adottò un espediente similare quando nell’ottobre del 1982, portò la sua squadra a Wembley per giocare conto l’Inghilterra in quell’occasione non solo organizzò una seduta di allenamento sul campo di Wembley per i suoi giovani giocatori il giorno prima dell’incontro ma chiese anche una registrazione del fragore del pubblico di Wembley da diffondere attraverso gli altoparlanti quando la sua squadra prima di quel allenamento attraversò il sottopasso che porta al campo di gioco.
Qualche anno fa, quando nella squadra nazionale scozzese di pallavolo c’era un giocatore che perdeva di frequente la calma con l’arbitro, rischiando, di conseguenza, di far perdere la concentrazione all’intera squadra, l’allenatore doveva richiedere agli arbitri di certe partite amichevoli di penalizzare deliberatamente questo giocatore in maniera a volte anche non molto corretta.
Migliorare il controllo delle emozioni controproducenti richiede la stessa quantità di allenamento ed attenzione che si dedica all’allenamento delle abilità fisiche.
Una volta che ci si è sintonizzati o si è familiarizzato con l’ambiente della competizione, qualche volta si può avere anche la possibilità di far tornare tutto ciò a proprio vantaggio. Il terreno di gioco della squadra di baseball dei Red Sox di Boston a Fenway Park ha un muro do recinzione, dalla parte sinistra, molto basso, pertanto i battitori di quella squadra cercano di colpire la palla in quella direzione per ottenere il fuori campo e la corsa alla casa base. L a squadra dei Queens Park Pangers trae un enorme vantaggio dal fatto di essere la solo squadra della lega calcio inglese ad avere il proprio terreno di gioco col tappeto erboso artificiale. Sapendo che la palla rimbalza sul terreno con più velocità quando viene calciata oltre la difesa, i suoi giocatori hanno la possibilità di sfruttare in pieno la regola del fuori gioco: anche se i loro terzini non impostano l’azione in perfetto tempismo, è improbabile che un attaccante avversario sia abbastanza veloce da raggiungere la palla.

Sintonizzarsi col proprio corpo, pensieri e sensazioni

Probabilmente i vostri pensieri e sensazioni variano di più da un giorno all’altro di quanto invece non facciano le vostre sensazioni fisiche. Un esame fallito, una discussione con un amico fidato, un problema complesso in attesa di essere risolto, sono tutte cose che possono esaurire gran parte delle vostre energie e distogliere gran parte della vostra attenzione dall’obbiettivo. Un giocatore di golf può occupare il suo tempo in ufficio preoccupandosi del suo “putting” ed invece il suo tempo sul campo di golf preoccupandosi del suo lavoro. Si può spesso essere presenti fisicamente, ma essersi ancora per un momento fermati mentalmente e emozionalmente in qualche altro luogo.
Sfortunatamente, no ci si rende sempre conto che la propia attenzione si trova in qualche altro posto. Ciò significa che ogni volta occorre una verifica rallentando i ritmi quel poco che basta a far venire in superficie qualsiasi nascosto fattore di distrazione. Il modo più semplice per fare ciò è quello di sedersi respirare profondamente e provare a se stessi che fisicamente si è realmente dove ci si trova. Quindi chiudere gli occhi e prendere coscienza di quello che sta succedendo dentro, specialmente per quanto riguarda i pensieri e le sensazioni legate a quello che ci stava accadendo prima del proprio arrivo, o che dovrà accadere dopo che ce ne saremo andati. Il momento della tranquillità fisica permette di captare il rumore di fondo dei pensieri e delle sensazioni ed anzi di tranquillizzarsi ancora di più.
A meno che il vostro allenatore non riconosca l’esigenza di questo tipo di sincronizzazione, sarà molto più difficile, per un atleta di squadra, raggiungerlo da solo, per l’inespressa pressione verso l’interazione con i compagni di squadra fin dal momento dell’arrivo. Talvolta tutto quello che si riesce a fare è solo di puntualizzare il fatto di raccontare a qualcun altro quali siano le proprie sensazioni e qualsiasi pressione che ci riguarda personalmente. Questo contribuirà senz’ altro a identificare le proprie preoccupazioni personali e metterle da parte.
Questo processo può venire rafforzato da una pratica particolarmente efficace se si riesce a trovare un luogo isolato dove rimanere da soli. Ciò permette alla parte di noi stessi che vuole prendere parte alla seduta di allenamento o alla gara di promettere all’altra parte di noi stessi che ha altre esigenze, che queste stesse esigenze verranno soddisfatte in seguito, quando vi ci si potrà dedicare in maniera adeguata.
All’inizio è meglio che l’esercizio sia condotto dall’allenatore o da qualche compagno do squadra.

Sedersi con calma, chiudere gli occhi, inspirare profondamente e sistemarsi comodamente sulla sedia mentre si espira lentamente.

Immaginare di sedere ad una scrivania di fronte ad una finestra. Guardare fuori ed osservare ciò che si vede, che tempo fa che movimenti ci possono essere.
Quindi guardare in basso verso la scrivania ed adocchiare un foglio di carta bianca ed una penna.
Prendere la penna e scrivere qualsiasi cosa ci preoccupi o ci ecciti, qualsiasi cosa si possa identificare come una distrazione. Man mano che si scrive, osservare la struttura della propria manoscrittura sulla pagina cercare di percepire la punta della penna che scivola sulla carta, sentire il peso della parte superiore del corpo sul braccio. Se lo trova più facile, si può disegnare una figura che rappresenti i fattori di distrazione o il proprio stato d’animo distratto.
Fatto questo, riporre la penna ripiegare il pezzo di carta e guardarsi attorno.
Noteremo una scatola dietro di noi. Può darsi che essa si trovi in uno scaffale o sul pavimento. Osservare la sua grandezza, il colore se si trova alla luce od in ombra. Aprire il coperchio. Quindi mettere il pezzo di carta piegato dentro la scatola, chiudere il coperchio e far ritorno alla scrivania, sistemandosi di nuovo sulla sedia ed ancora una volta guardare fuori dalla finestra.

Una volta fatto ciò, si possono aprire gli occhi, pronti per incontrare chiunque sia intorno a noi. Comunque, è importante che, quando, la seduta di allenamento o la gara sono terminate, si chiudano ancora gli occhi e si ritorni indietro a questa scrivania immaginaria, ci si guardi intorno, si apra la scatola, si tiri fuori e si dispieghi il pezzo di carta e ci si dia un’occhiata per vedere cosa si è scritto o disegnato. Talvolta ciò non sarà più di un certo interesse e ciò va benissimo ma, se il compito di allenamento prevede il fatto di continuare a lavorare --- e col tempo ciò può diventare sempre più efficace ---la parte di noi stessi cui è stata ripromessa attenzione dopo, deve imparare ad avere fiducia nel fatto che otterrà davvero quell’attenzione.


Noi abbiamo sviluppato questa tecnica per la prima volta con Barbara Lynch che in seguito vinse il titolo europeo 1979 di tiro al piattello.
Esistono innumerevoli fattori di distrazione che possono intervenire fra lo sparo e la preparazione per il prossimo sparo--- gli altri tiratori potrebbero gettare le cartucce vuote oppure espellere i loro bossoli usati nella vostra direzione oppure il dispositivo di lancio dei piattelli potrebbe guastarsi proprio quando si comincia a sparare. Barbara riscontrò che era in grado di attirare la sua attenzione di nuovo verso i suoi tiri semplicemente dando un’immagine ai fattori di distrazione e riponendo quell’immagine in una scatola nera dietro di lei. Molto tempo dopo, una ginnasta scozzese trovò questo esercizio così efficace da essere in grado di ignorare le vesciche nelle mani semplicemente “ riponendole dentro la scatola nera “.



Sintonizzarsi con la gente e le attrezzature

La propria prestazione viene anche influenzata dai propri rapporti con gli avversari e con i compagni di squadra. Durante il riscaldamento ci si divrebbe armonizzare con le persone che stanno dalla vostra parte—con i membri della vostra squadra di pallacanestro, con il vostro allenatore di atletica o con il vostro caddy , dopo aver armonizzato con voi stessi.
Ciò può essere attuato mediante la conversazione e l’azione di gruppo .
Parlare agli individui del vostro gruppo prima dell’inizio della gara può aprire la strada verso una migliore conoscenza di quegli stessi individui durante la gara.
Una discussione dettagliata dei propositi e delle tattiche è solo marginalmente più utile di una conversazione su argomenti che nulla hanno a che vedere con la gara incipiente.
Ciò che conta è l’elemento di interesse, il senso di mettere da parte le varie differenze per la durata della gara ed un apprezzamento della forza delle altre persone.
Dato che ciò può essere considerato come un riscaldamento prima della gara, ogni critica deve essere lasciata da parte.
Se si dovesse avere qualcosa di critico da obbiettare, è meglio aspettare, per dirlo, quando ci si incontra per preparare la prossima gara.
Un allenatore con una squadra alle sue dipendenze fa bene a dare ai nuovi atleti, agli atleti che rientrano dopo assenze e a quelli che sono in qualche modo in stato di agitazione, la possibilità di comunicare prima di andarsene. In alcuni sport di squadra, le discussioni, gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti possono venire completati con l’allenamento a coppie delle abilità specifiche, considerando il riscaldamento fisico individuale un gradino più vicino al reale standard della gara. Le squadre di pallavolo, di solito, si riscaldano a coppie sul terreno di gioco prima di continuare il riscaldamento con le alzate e le schiacciate e, nel fare ciò i giocatori cercano di armonizzare strettamente fra di loro a coppie. Spesso risulta più utile per l’allenatore designare egli stesso le coppie con il proposito di rinforzare certi collegamenti personali che rivestono grandissima importanza all’interno della squadra. Nella Germania orientale, i giocatori senior più esperti vengono affiancati ai giovani per lunghi periodi di tempo, per lavorarci insieme e per incoraggiarli.
E’ proprio a questo stadio del proprio riscaldamento che si dovrebbe armonizzare con l’ambiente e le attrezzature a disposizione oppure, nel caso di fantini o di cavallerizza, con il proprio cavallo.
Nell’udire un velista col quale abbiamo lavorato dire improvvisamente “Amo stare sulla mia barca” e sapendo con quanto zelo ed attenzione egli si era dedicato al suo timone in quella particolare settimana, si poteva riconoscere le stesse sensazioni profonde di un’amazzone americana verso il suo cavallo.
Entrambi quegli atleti facevano anche parte, in maniera in un certo senso importante, di una squadra. Prima delle gare ognuno di essi cercava di armonizzare verso le sensazioni positive che erano in loro, l’uno per la barca, l’altro per il cavallo, per lo più nello stesso modo nel quale gli autori possono entrare in sintonia prima di un corso “ corpo mente dello spirito” o nel quale Bob Hewitt potrebbe sintonizzarsi con Frew McMillan.



Sintonizzarsi con la squadra


Se si fa parte di una squadra, ci si dovrebbe ora sintonizzare con lo spirito di squadra e guardare alle proprie esigenze di gruppo. Solo una squadra che sia ben sintonizzata trae i massimi vantaggi dalla forza dei suoi individui singoli.
E’ non è neppure vero che solo gli atleti degli sport di squadra hanno bisogno di entrare in sintonia. Una volta che il giocatore di golf ed il suo caddy si sono conosciuti ed hanno familiarizzato a vicenda essi cercano di sintonizzare le proprie forze come un’unità singola. Molti atleti singoli si sentono parte integrante di una tale unità e riescono a sintonizzarsi con un simile “campo di energia”. Daley Thompson, il decatleta inglese, un forte individualista all’interno della squadra, ha tuttavia parlato della spinta che egli riceve dal drappello di aiutanti, amici e dalla famiglia stessa.
Yannick Noah dopo aver vinto l’edizione 1983 dei campionati francesi di tennis disse:” Sono doppiamente felice perché questa vittoria non l’ho ottenuta da solo. L’ho ottenuta anche attraverso la mia famiglia, i miei amici e la Federazione francese. E’ la nostra vittoria”.
Atleti, corridori, nuotatori, possono tutti portare un contributo e far alzare il livello di spirito della squadra. Per ognuno di loro, la sensazione di far parte di una squadra diventa particolarmente forte quando risulta vincitrice la squadra che ha accumulato il maggior numero di punti al termine della gara, anche se i punteggi sono assegnati in base ai risultati individuali.
Il progressivo aumento del clima emotivo all’interno degli spogliatoi del Tottenham prima di un incontro, è un’esperienza esaltante. All’inizio Ray Clemence chiede l’ora ogni 10 minuti (sia per assicurarsi che gli altri sappiano esattamente l’ora, sia per esserne a conoscenza lui stesso) ma poi, man mano che il processo di ricerca di uno stato di tranquillità a coppie dà adito a canzonature e, più in generale, ad urli veri e propi, Peter Shreeves, l’allenatore, interviene con “ Mancano solo sei minuti” ed allora si può sentire anche la più giovane delle riserve urlare “Forza ragazzi “ Il rituale si conclude con tutti i giocatori che girano attorno al tavolo dandosi l’un l’altro pacche sulle spalle ed augurandosi : forza Chris, forza Glenn, forza Graham, finche finiscono in un semicerchio dietro Steve Perryman il quale girandosi ed urlando un ultimo Forza ragazzi , apre la porta dello spogliatoio.



Sintonizzarsi con un determinato fine

Lo spirito di squadra fa rivolgere le proprie attenzioni ed energie lontano da se stessi e le fa rivolgere verso un obiettivo comune. Questo obiettivo deve necessariamente essere realistico, provocatorio e concordato. Gli obiettivi a lungo termine dovranno essere decisi all’inizio della stagione ed in seguito rivisti periodicamente ed aggiornati.
Come atleti singoli, sia in sport individuali che di squadra, si dovrebbero stabilire da soli quegli obiettivi personali che possono rappresentare i gradini da raggiungere per migliorare la propria prestazione. Se si fa parte di una squadra, tutti questi traguardi saranno in relazione all’obiettivo della squadra stessa, obiettivo che a sua volta sarà stato stabilito in una precedente riunione di squadra. Immediatamente prima della gara, questo proposito dovrebbe venire riaffermato, un atleta lo ricorderà a un amico; in una squadra, l’allenatore lo ricorderà nel suo ultimo discorsetto di incoraggiamento prima della gara. Tutto questo dovrebbe essere fatto in maniera molto semplice e senza trascendere in una discussione. Il proprio obiettivo, deciso parecchio tempo addietro, deve essere ripetuto ad alta voce per rinsaldare lo spirito di squadra.

Sintonizzarsi con una data attività

Una volta che si sono riaffermati i propri obiettivi, si dovrebbe rapidamente rivedere il modo il modo con cui si intende raggiungerli—gli esercizi che si vogliono eseguire in una data seduta di allenamento o le proprie tattiche da seguire in una data gara.
Quando sta per iniziare la gara o l’incontro, l’allenatore ricorderà le tattiche decise in precedenza durante la settimana, oppure si dovrà richiamarle mentalmente da soli. Prima di una gara, il fatto di focalizzare l’attenzione sul come raggiungere i propri obiettivi, piuttosto che sugli obiettivi stessi, permetterà di incanalare tutta la propria energia verso alcune azioni specifiche che ci si sente fiduciosi di essere in grado di eseguire.
Il riscaldamento è un processo personale e sta in noi stessi scoprire, attraverso il metodo del tentativo ed errore, ciò che va maglio. Di solito ciò implica sintonizzarsi con certi fattori che altrimenti influenzerebbero in modo negativo la propria prestazione. Alcuni di questi, come ad esempio attrezzature difettose od eccessiva tensione fisica, possono essere facilmente modificati. Altri invece, come le condizioni climatiche od i propri avversari, non sarà facile controllarli ed anzi bisognerà accostarvisi mutando il proprio rapporto verso di loro.
Esistono anche fattori che potrebbero essere di supporto verso la propria prestazione. Sarà bene scoprire anche questi non appena si rivolge la propria attenzione al di fuori del proprio ambiente, e poi al di dentro verso il proprio corpo, pensieri e sensazioni e poi ancora al di fuori verso i propri compagni di squadra, i propri obiettivi e le proprie tattiche. Alla fine si sarà acquisita una esaltante sensazione di essere preparati e responsabilizzati verso la propria prestazione.

domenica 11 gennaio 2009

Bando di gara 1° prova regionale federale

Tiro a Segno NazionaleSezione di Rovigo
Associazione Sportiva Dilettantistica
1^ PROVA GARA REGIONALE FEDERALE
Per le sole specialità a m. 10
Date di svolgimento: 10 -11 -17 -18 - 25 gennaio 2009
Specialità di tiro e categorie:
Uomini Donne Seniores: C10 40c, BM10 60c, BMM10 40c, Seniores: C10 40c, BM10 40c, P10 40c P10 40c; superA: C10 60c, P10 60c Juniores: C10 40c, BM10 40c, P10 40c Juniores: C10 40c, BM10 60c, BMM10 40c, Master: C10 40c, BM10 40c, P10 40c P10 40c; superA: C10 60c, P10 60c Master: C10 40c, BM10 60c, BMM10 40c, P10 40c, Ragazzi Allievi C10 40c, BM10 40c, P10 40c C10 20c, BM10 20c, P10 20c
Sede di svolgimento delle prove:
Poligono del Tiro a Segno Nazionale, Sezione di Rovigo, via Curtatone, 257 località Cà Bianca – Rovigo.
Norme generali:
Armi, munizioni, bersagli, colpi sui bersagli, posizioni, distanza, colpi di prova, riprese, classifiche, graduatorie, reclami e premiazioni, come da norme regolamentari per l’attività di tiro dell’U.I.T.S. e prescrizioni ed avvertenze del Programma Sportivo Federale 2009.
Turni di tiro:C10 – P10 SABATI 10 e 17 gennaio: ore 11:15 - 13:15 -15:15.
DOMENICHE 11, 18, 25 gennaio: ore 09:30 - 11:15 - 13:15 - 15:15 - 17:00.
Riserva: Sabato 10/01/2009 ore 17:00; Sabato 17/01/2009 ore 17:00; (verranno eventualmente attivati mediante comunicazione scritta) BM10 – BMM10: SAB. 10 e 17, DOM. 11 e 18 (no 25): 09:30 - 10:15 - 11:00 - 11:45 - 12:30
13:15 - 14:00 - 14:45 - 15:30 - 16:15 I turni saranno assegnati in base all’ordine di arrivo delle domande di iscrizione, con precedenza di assegnazione alle sezioni più lontane (nei primi 10 giorni dall’invio del presente), ossia: Belluno, Ponte nelle Alpi, Vittorio Veneto, Caprino, Bardolino, Feltre, Soave, Vallesella,Valeggio; I turni richiesti da tutte le sezioni non comprese nell’elenco di cui sopra, saranno assegnati in provvisorio, fino al decimo giorno dall’invio del presente. Ai tiratori P10/C10 60 colpi, sono consigliati i turni delle ore 11:15 o 13:15 (sab.o dom.) o 15:15 (sab).
Iscrizioni:
Le domande di iscrizione, redatte sull’apposito modello predisposto dall’Unione, complete di ogni dettaglio e soprattutto dei numeri delle tessere U.I.T.S., dovranno pervenire esclusivamente al comitato organizzatore della Sezione T.S.N. di Rovigo entro e non oltre il 04 gennaio 2009. I recapiti del Comitato organizzatore sono i seguenti: Telefax 0425 070093; e-mail: rovigotsn@interfree.it oppure infosport@tsnrovigo.it oppure stefano.cattozzo@fastwebnet.it.
Tiro a Segno Nazionale - Sez. di Rovigo A.S.D.- via Curtatone, 257- 45030 Rovigo (loc Cà Bianca) tel/fax 0425 935656 http://www.tsnrovigo.it/ – e-mail roigotsn@interfree.it – C.fisc. 93014370295 P.IVA 01296500290 - c.c./post.n° 11322450
Le domande d’iscrizione dovranno essere corredate della copia dell’avvenuto versamento delle tasse d’iscrizione effettuato sul cc postale n. 11322450 o, tramite bonifico bancario, sul conto bancario cod. Iban IT61 N062 2512 2940 6700 0075 24A intestati al Tiro a Segno Nazionale sezione di Rovigo. Non saranno accettati pagamenti in contanti. Le sezioni dovranno provvedere al pagamento della quota d’iscrizione di tutti i loro iscritti. La tassa d’iscrizione sarà restituita solo su espressa richiesta, solo nel caso in cui non possa essere assegnato il turno richiesto. La situazione della disponibilità dei turni e delle linee è visibile pressoché in tempo reale sul sito ufficiale del Tsn di Rovigo direttamente dall’apposito link nella homepage oppure nella pagina “settore sportivo”.
Non saranno accettate iscrizioni o variazioni telefoniche o effettuate da singoli tiratori senza il tramite sezionale, di cui alle modalità previste dal PSF.2009. Durante le giornate di gara il numero telefonico e di telefax di riferimento (corrispondente al poligono) sarà lo 0425 935656 e l’unica e-mail rovigotsn@interfree.it. Per eventuali contatti telefonici urgenti pre o durante le giornate di gara, il numero di riferimento è il 348 4076535. SI RACCOMANDA VIVAMENTE ALLE SEZIONI DI PROCEDERE ALL’INSERIMENTO NEL GESTIONALE/TESS. 2009 DI TUTTI I PROPRI TIRATORI ISCRITTI A QUESTA GARA, A PARTIRE DALLA DATA COMUNICATA DALL’U.I.T.S. (16/12/2008), E PRIMA DEL 10/01/2009.
Partecipazione:
Ciascuna Sezione può partecipare alla gara secondo le regole dettate dal Programma Sportivo Federale dell’anno in corso e secondo quanto previsto dalle Norme Regolamentari per l’attività di tiro a segno in vigore. In particolare, si rammenta che tutti i tiratori iscritti devono possedere la qualifica di tesseramento di “TIRATORE”. In sede di controllo equipaggiamenti pre-gara, sarà verificata l’identità dei tiratori iscritti e comparenti negli elenchi originati dal programma gestionale (esibizione di documento valido e tessera UITS). Diversamente sarà valutata idonea documentazione attestante l’avvenuto rinnovo del tesseramento U.I.T.S. per l’anno 2009.
Tasse di iscrizione:
Euro 16,00 per le specialità a mt. 10 delle categorie UOMINI, DONNE e MASTER;Euro 11,00 per le specialità non olimpiche delle categorie JUNIORES, UOMINI e DONNE;Euro 3,00 per le specialità olimpiche delle categorie JUNIORES, RAGAZZI e ALLIEVI;
Squadre:
Le squadre dovranno essere composte ed iscritte come previsto dal Regolamento del Circuito Regionale Veneto a Squadre, dal Programma Sportivo Federale 2009 e dal Comitato Regionale Veneto.
Controllo armi ed indumenti:
Sarà effettuato a cura dei commissari addetti al controllo equipaggiamenti; esso è obbligatorio e gratuito.
Reclami:
Saranno esaminati solo i reclami presentati per iscritto. Il reclamo dovrà essere accompagnato da una tassa di Euro 21,00 che sarà restituita in caso di accoglimento favorevole dello stesso.
Giuria e quadri di gara:
Saranno esposti al poligono prima dell’inizio della gara.
Avvertenze:
Per quanto non contemplato nel presente programma, valgono le Norme Regolamentari per l’attività di tiro dell’U.I.T.S. e le disposizioni del Programma Sportivo Federale 2009.
Nei giorni di svolgimento della gara, nella zona del poligono, non sono previste disposizioni comunali di blocco del traffico.
Tiro a Segno Nazionale - Sez. di Rovigo A.S.D.- via Curtatone, 257- 45030 Rovigo (loc Cà Bianca) tel/fax 0425 935656 http://www.tsnrovigo.it/ – e-mail roigotsn@interfree.it – C.fisc. 93014370295 P.IVA 01296500290 - c.c./post.n° 11322450